Marzo 27, 2025 Musica
Il carrozzone va avanti da sé
Con le regine, i suoi fanti, i suoi reRidi, buffone, per scaramanzia
Così la morte va via…
Il Carrozzone (1979). Un viaggio tra la vita e la morte
Le parole che introducono “Il carrozzone“, brano del 1979 di Renato Zero, introducono immediatamente l’ascoltatore in un viaggio onirico attraverso la vita e la morte.
Fin dal primo istante, Zero si manifesta come un buffone dell’esistenza, con l’intento di narrarci la storia più profonda e vera di tutto il creato : il viaggio della vita che, inevitabilmente, ci conduce verso la morte.
È attraverso la metafora del “Carrozzone” che possiamo osservare la nostra esistenza : il Carrozzone della vita che prosegue autonomamente, con le regine, i re e tutti i personaggi che popolano la nostra esperienza quotidiana su questa Terra.
L’umorismo e la leggerezza si pongono come strumenti per contrastare tale visione, seppur in modo illusorio, assumendo un ruolo fondamentale in questa riflessione, permettendoci di affrontare la morte con leggerezza e scaramanzia, come se fosse un buffone che con il suo riso ci spinge verso la vita.
Musica, gente, cantate che poi
Uno alla volta si scende anche noi
Sotto a chi tocca, in doppio petto blu
Una mattina sei sceso anche tu
Ogni giorno, gli individui cercano di massimizzare il valore dell’esistenza attraverso l’espressione musicale, il canto e la socialità.
Attraverso il canto, il riso e la condivisione di momenti di gioia, si cerca di apprezzare appieno l’esistenza, pur con la consapevolezza che, inevitabilmente, giungerà il momento di lasciare questo mondo terreno per affrontare l’ultima fase del ciclo vitale.
L’esperienza umana è spesso accompagnata da una rappresentazione simbolica, come il doppio petto blu, che incarna il concetto di mortalità e la necessità di un addio.
Bella la vita che se ne va
Un fiore, un cielo, la tua ricca povertàIl pane caldo, la tua poesia
Tu che stringevi la tua mano nella mia
È in questo punto che si passa al ritornello.
La prima frase celebra la vita in tutta la sua pienezza.
La vita è apprezzabile, e questo è un messaggio che emerge con notevole evidenza.
La celebrazione della vita, intesa come bellezza, è evidente nella frase “Bella la vita che se ne va“, dove l’immagine di fiori, cielo, pane caldo e poesia si intrecciano, arricchendo l’esperienza umana.
Un ulteriore elemento di riflessione è dato da “Tu che stringevi la tua mano nella mia“, che evoca un gesto affettuoso e unico, simbolo dell’intrinseca umanità e vitalità dell’esistenza.
È solo quando ci liberiamo delle consuetudini e delle abitudini quotidiane che possiamo realmente apprezzare la ricchezza delle esperienze offerte dalla vita.
“Bella la vita” dicevi tu
È un po’ mignotta e va con tutti, sì, peròPerò, però
Proprio sul meglio
T’ha detto no
“Bella la vita” è un’espressione che può essere considerata un vero e proprio motto di vita.
Tuttavia, emerge un considerevole limite intrinseco a tale concezione : la vita sembra rifiutare i momenti di massimo splendore.
Questo evento, che si manifesta in modo del tutto inaspettato, può colpire con grande forza e impatto.
Invece, sopraggiunge il momento opportuno.
La vita si rivela imprevedibile, celando le proprie intenzioni.
È proprio quando si ritiene di aver raggiunto il punto più alto che si sperimenta una profonda delusione.
E il carrozzone riprende la via
Facce truccate di malinconiaTempo per piangere, no, non ce n’è
Tutto continua anche senza di te
Anche in assenza di fattori esterni, il processo continua senza sosta.
Non vi è tempo per il lutto e la disperazione, neanche per le espressioni di malinconia che affollano i funerali e gli eventi in occasione di una morte.
La vita prosegue il suo corso, indipendentemente dalla presenza fisica di un individuo, e la morte non rappresenta un’interruzione definitiva.
Questo è il messaggio che il nostro fantomatico giullare sembra voler trasmettere.
Bella la vita che se ne va
Vecchi cortili dove il tempo non ha etàI nostri sogni, la fantasia
Ridevi forte e la paura era allegria
Le visioni oniriche di questo passaggio evidenziano la composizione della “bella vita che se ne va” da parte di ulteriori elementi, costituiti da altri piccoli tasselli che, incastrati fra loro, compongono l’enorme e indimenticabile puzzle della nostra esistenza.
I sogni, la fantasia, i vecchi cortili, dove il tempo sembra non avere età e l’istante si cristallizza in un’essenza immateriale.
È durante la vita che si ride con forza, trasformando la paura in allegria.
La paura della morte, infatti, impedisce di vivere pienamente, non di morire.
”Bella la vita” dicevi tu
E t’ha imbrogliato e t’ha fottuto, proprio tuCon le regine, con i suoi re
Il carrozzone va avanti da sé
In questa circostanza, si ripropone il tema della celebre massima “bella la vita“.
Nonostante l’affermazione precedente, è proprio la vita stessa che ha ingannato l’individuo, tradendolo e lasciandolo senza parole.
È proprio in relazione alle figure regali che la macchina della vita prosegue incessantemente, senza soste.
“Il Carrozzone” è considerata una delle composizioni più significative e stimolanti sulla vita, sulla transitorietà dell’esperienza umana e sull’importanza di attribuire profondità alla nostra esistenza. La canzone illustra come ogni individuo sia parte di questo grande carrozzone, attraversando fasi di gioia e tristezza, dolore e spensieratezza, in una continua conflittualità tra i nostri sentimenti che plasmano la nostra identità umana.
Al momento del decesso, non è possibile impedire il distacco dal corpo fisico e l’inevitabile proseguimento della vita.
La musica, pertanto, non si conclude con l’ultima frase, ma prosegue con sonorità avvolgenti che conducono l’ascoltatore a una condizione di serenità e accettazione del proprio destino.
L’accettazione della nostra fine, della nostra natura mortale e, di conseguenza, della nostra discesa dal carrozzone, rappresenta l’aspetto più intrinsecamente e visceralmente umano dell’esistenza.
Una volta che questo processo si sarà compiuto, il carrozzone proseguirà il suo cammino.
Perché con le regine, con i suoi re
il carrozzone va avanti da sé.